Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha sempre avuto un referenziale rispetto per il sangue che considerava la fonte della vita. I popoli antichi pensavano che il sangue avesse poteri magici e col sangue si dipingevano il corpo e vi bagnavano i loro re. Alcuni pensavano che bevendo il sangue di animali selvatici fosse possibile accrescere la propria forza e il proprio coraggio. I medici di un tempo somministravano ai loro malati intrugli di sangue e di erbe; oppure sostenevano che il malato aveva nel sangue demoni malvagi da scacciare. Cominciarono così ad usare le sanguisughe, perchè, applicate alla pelle, succhiassero via, assieme al sangue, anche gli spiriti maligni. Questa pratica divenne così frequente che presso gli antichi Sassoni i medici vennero addirittura chiamati “sanguisughe”. Questo poco grazioso appellativo non era però del tutto immeritato, infatti i medici per la cura di varie patologie “pasticciavano” col sangue. Per esempio, il comune mal di testa veniva curato versando sangue di gallo selvatico sulla testa del paziente; oppure un guscio di uovo riempito col sangue del malato, dopo averlo fatto covare da una gallina, si teneva sospeso sul malato nella speranza che la malattia entrasse nell’uovo, liberando l’uomo. Anche il salasso divenne più di recente una pratica comune, quando si pensava che la malattia stesse nel sangue. Il medico praticava allora una semplice incisione in una vena e lasciava uscire mezzo litro od addirittura un litro di sangue con la speranza di liberare il paziente dalla malattia. Questa pratica era spesso ripetuta molte volte fino a provocare poi gravi anemie e rendendo i malati più deboli e vulnerabili ad altre malattie. Per esempio, c’è chi pensa che George Washington, fondatore e primo Presidente degli Stati Uniti d’America, sia stato salassato così spesso da morirne. La pratica del salasso divenne così popolare tanto che l’incarico di praticare i salassi venne dato addirittura ai barbieri la cui insegna a strisce bianche e rosse è nata proprio dalla antica consuetudine di appendere fuori dalla porta le bende bagnate del sangue che avevano salassato!

Quando fu chiaro a tutti che togliere il sangue non aiutava a guarire nessun malato, i medici cominciarono a pensare che, forse, poteva giovare il contrario, cioè dare altro sangue ai malati. Nacque così la teoria della trasfusione. I primi esperimenti in tal senso prevedevano l’assunzione di sangue per bocca ma solo più tardi, nel 1600, William Harvey scoprì la funzione della circolazione sanguigna. Questa scoperta suggerì di trasfondere il sangue direttamente nelle vene; ma i mezzi erano rudimentali (vesciche urinarie di animali, aculei di porcospini, pesanti tubi d’argento, e così via) nessuno dei quali ebbe successo. L’Inglese Richard Lower riuscì a trasfondere il sangue di un cane ad un altro cane collegando direttamente i loro vasi sanguigni; ma quando applicò la stessa tecnica sull’ uomo trasfondendo sangue di pecora il paziente, ovviamente, morì. Non mancarono altri tentativi altrattanto inefficaci, fra cui il tentativo di trasfondere il latte nell’ipotesi che si sarebbe trasformato in globuli bianchi, capaci di combattere una infezione. Queste esperienze fecero decadere la teoria della trasfusione diretta e nel 1678 la Società Parigina dei Medici dichiarò la trasfusione illegale. Solo duecento anni più tardi, nel 1818, un medico inglese, James Blundell, capì che “solo il sangue umano poteva essere trasfuso ad esseri umani”. Blundell però non riuscì nei primi tentativi a realizzare la sua teoria in quanto raccoglieva il sangue del donatore in una ciotola poi tentava successivamente di trasfonderlo, versandolo in un tubo connesso con una vena del malato. Evidentemente questo primitivo sistema non poteva funzionare in quanto il sangue esposto all’aria coagula, e la massa coagulata non poteva certo essere trasfusa. Alcuni medici tentarono di aggirare l’ostacolo collegando direttamente un’arteria del donatore con una vena del malato; ma il metodo non era facile, sopratutto per la chirurgia di quei tempi e per il grande rischio di infezioni. Il donatore dovevano giacere l’uno accanto all’altro, mentre l’aretria e la vena dei due erano collegate tarmite una piccola cannula di metallo. Il flusso di sangue dal donatore al ricevente era garantito dalla differenza di pressione vigente nei due sistemi: l’arterioso ed il venoso. Nelle vasi sanguigni, infatti, il sangue circola grazie alla spinta impressagli dalla contrazione del cuore: nelle arterie la pressione è la più alta del sistema vascolare in quanto è più prossima al cuore e si riduce man mano che da questo ci si allontana, si riduce proporzionalmente, nei capillari e nelle vene è ulteriormente ridotta.
A parte le difficoltà della tecnica, il rischio di errori, il dolore da sopportare, la facilità delle infezioni, non si poteva inoltre regolare la quantità di sangue che veniva trasfuso. Si pensò allora di collegare una vena del donatore con una vena del ricevente per mezzo di aghi collegati fra loro tramite un tubo. Al centro il tubo era collegato ad un raccordo a forma di “Y”, a sua volta collegato ad una siringa. Attraverso quest’ultima si poteva aspirare il sangue dalla vena del donatore spingendolo poi nella vena del ricevente. Ma queste prime esperienze non risolvevano ancora tutti i problemi: se alcuni malati migliovano, altri peggioravano finanche a morire durante o poco dopo la trasfusione. Solo nel 1901 Karl Landsteiner che ciascun uomo possiede un particolare tipo di sangue ed i diversi tipi identificati vennero chiamati: gruppo 0 (zero), gruppo A, gruppo B, gruppo AB. Per non avere reazioni avverse, il malato doveva ricevere solo sangue del suo stesso gruppo; il gruppo 0 poteva essere trasfuso a tutti indifferentemente, solo il gruppo AB poteva ricevere il sangue di qualsiasi altro gruppo.

Nel 1914 si scoprì anche il modo di impedire che il sangue prelevato e raccolto in una bottiglia coagulasse: bastava semplicemente aggiungere un sale, il citarto di sodio. Nel 1940 ci si accorse che, aggiungendo anche zucchero, il sangue prelevato poteva essere conservato anche per alcune settimane, purchè fosse conservato in frigorifero. Più di recente, la tecnologia ha ulteriormente evoluto il sistema di prelievo e di conservazione, grazie all’uso di sacche di plastica è stato possibile dividere il sangue, subito dopo il prelievo, nei suoi componenti principali (plasma, globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) senza pericolo di inquinamenti esterni. In questo modo è possibile usarli separatamente, trasfondendo a ciascun malato soltanto il prodotto necessario alla cura del caso particolare.

Molta strada è stata percorsa nella storia della trasfusione sanguigna, le tecniche moderne hanno reso facile e tranquilla la donazione del sangue ed ogni giorno migliaia di persone in tutto il mondo donano nei centri di raccolta sempra assistiti da personale specializzato. Per eseguire una donazione di sangue occorre ben poco tempo, la quantità di sangue prelevato costituisce una perdita irrilevante per il nostro organismo: un piccolo sacrificio compensato da un grande risultato!

Poco dopo la raccolta, impiegando grandi centrifughe, il personale tecnico del Servizio Trasfusionale provoca la disposizione in strati dei diversi componenti: i globuli rossi, più pesanti, si raccolgono sul fondo della sacca; il plasma, più leggero, resta in alto. Grazie a questo semplice procedimento si possono agevolmente separare le componenti prelevate. Molte malattie emorragiche (p. es. la leucemia) si possono curare con la somministrazione dei concentrati piastrici; i concentrati di globuli rossi sono essenziali nella cura di tutte le forme gravi di anemia e negli interventi chirurgici importanti, molti dei quali non sarebbero realizzabili senza la disponibilità di una grande quantità di sangue.

La trasfusione di sangue e dei suoi componenti, oggi, grazie ai progressi delle conoscenze e delle tecnologie viene effettuata da personale medico consapevole e competente. Nulla di tutto ciò sarebbe possibile senza l’opera dei donatori volontari di sangue: donne e uomini che nell’anonimato e senza nulla chiedere, offrono un po’ del loro sangue per salvare la vita di altri uomini e di altre donne in pericolo.